21 giugno 2007

Dove voleva arrivare...

Facendomi una carezza

-Mamma, tei bellissima!-
-Anche tu tesoro-


Poi in un impeto di furore educativo

-Ma soprattutto sei intelligente-
-E papino è inteiggente?-
-Certo amore-


Assentisce col capo
E io per continuare il gioco

-E nonno è intelligente?-
-si, inteiggentissimo-
-E nonna?-


Pausa, poi trionfante

-Si, è inteiggente, pecchè da la cioccolata a tutte le bambine!-

Ecco, appunto

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19 giugno 2007

Com'eravamo

Che botta.

La giovane madre era seduta li, con la creatura che giocava ai suoi piedi e riusciva finalmente a sfogliare una rivista di qualche tempo prima.
Gianluca Lerici se n’è andato… Il resto, la bambina, il dottore, tutto diventa rumore di fondo; voi forse vedete le copertine dei libri di Ammaniti, lei vede questo punk grasso e grosso, che parlava sempre a voce troppo alta.

Quante volte abbiamo fatto sega insieme (fuori dal raccordo anulare saltare la scuola), giocato a biliardo, ai primi videogiochi (me ne ricordo uno micidiale con la macchinetta che saltava), a carte (bello il liceo artistico, eh?).
Irriverente e sarcastico come nessun’altro, con lui sono andata al mio primo Lucca Comics, se avevamo il pomeriggio a mangiare al circolo degli anarchici, o alle lezioni extra di grafica all’Accademia.
Ho ricordi, schegge che si piantano qui e li nel tempo. Di lui mi ricordo un’energia straordinaria, un’intelligenza brillante. Non era poi così dotato nel disegno, ma certamente era determinatissimo. Mi ricordo che la prima volta l’ho visto a Radio Popolare Alternativa fare un programma di musica impossibile strillando cose inverosimili nel microfono. C’era anche lui quando abbiamo occupato uno stabile cercando di farne un centro sociale. E’ stato lui a farmi conoscere Frigidaire, Pazienza e Liberatore.

Eravamo gli strani della scuola, io lui e qualche altro.

Dopo aver tagliato i ponti con tutto, con la mia odiata adolescenza l’ho visto un altro paio di volte, una a casa sua, sulle montagne sopra Carrara, nella casa dove viveva col suo gatto Erasmo (da Rotterdam) e poi un’altra volta a Roma, avendo sentito che faceva una piccola mostra ero andata a salutarlo. C’eravamo lasciati dicendo che certamente ci saremmo rivisti.

Si, certo.

E’ qualche mese che se n’è andato ma la giovane madre l’ha scoperto così per caso leggendo un giornale. Non conosce più nessuno che lo conosca, allora la sua elegia funebre la lancia qui, in un blog dimenticato. Perché lui è una delle pochissime cose della sua adolescenza che non ha voluto dimenticare.

Il dottore e la bassetta smettono di essere uno sfondo sfocato e ridiventano quotidiano.

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