01 dicembre 2007

i mille modi per non soccombere

Questa è una di quelle cose per la quale vorrei una penna di quelle che vale, di quelle che sanno tirare fuori i sentimenti.
Mi spiace, dovrete accontentarvi.
Il fatto è questo: molto spesso passo per un quartiere di quelli un po’ spaventosi, quelli in cui la parola degrado ha un senso, un gioiello dell’edilizia popolare degli anni ’70. Tanto che di recente ne è stata demolita la parte più spaventosa.
Un postaccio. E’ inutile girarci intorno.
Palazzi giganteschi in mezzo alle sterpaglie. Tra quelle sterpaglie, da che ho memoria, ho sempre visto, su una specie di cocuzzoletto, un casottino di tufo, 4 per 4, senza nemmeno una finestra e con il tetto in lamiera, protetto intorno da una rete metallica. Credo che sia uno di quelli in cui una volta c’erano le centraline dell’Enel o della Sip.
Li da qualche tempo abita qualcuno. Da qualche tempo vedo, nelle giornate di sole, panni appesi ad asciugare.
Ho intravisto una ragazza esile coi capelli a coda di cavallo.
Con le reti dei lavori in corso ha rinforzato il suo cortiletto.
Ha ridipinto di bianco tutto.
Ma soprattutto –ecco questo mi ha commosso sopra ogni dire- in quel posto che si può solo definire un tugurio, quella ragazza ha messo dei fiori.
Ma non dentro, per se, fuori, in bottiglie di plastica tagliate. Gerani di bordura, verso l’esterno, verso il mondo.
E' che voglio ricordarmi di questa cosa quando dovrò spiegare alla bassetta cos’è l’ottimismo.

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1 Comments:

Anonymous lethiz said...

Sempre a Roma, in una zona molto ricca e religiosa, una vecchina ha costruito una piccola capannina di cartone sui gradini di una chiesa in una via secondaria. Con una scatola molto grande ha fatto una stanzetta, con un altra, tutta aperta per lungo, ha fatto il recinto del giardino. E sopra il tettuccio e tutto intorno allo "steccato" fiori finti, coloratissimi e vivaci. L'ottimismo, a guardar bene, è dove meno te l'aspetti.

10:40 AM  

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