30 agosto 2006

I post che non ho mai scritto

Non vi ho più detto niente della bassetta. Ormai parla come un treno, riesce a mettere insieme anche piccole frasi, come "tutta pappa" o "appe no (niente scarpe N.d.T.)
E cammina. Cade sempre ma si lancia, un po' timorosa e dicendosi da sola: "'ttenta quando si avvicina ai gradini.
Improvvisamente è diventata una personcina.
Se le chiedi dov'è Livia si batte il petto e dice "qua", sa di esserci, insomma.
Questa personcina sta mettendo i premolari, Credo. Spero anzi, perchè se no non so proprio cosa possa avere povera stella.
Comunque si sveglia puntuale come un diretto svizzero alle 4,20 di mattina. Urlando. E siccome non c'è verso, intorno alle 4,30 finisce regolarmente nel lettone.
E qui balla il samba fino alle 6 circa.
Ora tra le 4,30 e le sei, mentre cerco di astrarmi dal ciclone che ho nel letto ho preso l'abitudine a scrivere dei post mentali.
Su mio padre, su un mio ex-operato al cuore. Sulla fuga della famiglia di mia madre da Roma al seguito dei nazisti che si portavano dietro mio nonno in quanto tecnico-radio (questa si che è una storia, prima o poi ve la racconto sul serio)...
Ovviamente niente di tutto ciò vede l'alba.
Ma le storie ci sono. Mi tengono compagnia, per ora le racconto solo a me stessa. Ma mi tranquillizza sapere che ci sono.

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23 agosto 2006

non vedo l'ora di tornare a lavorare...

Di sentirmi un individuo attivo e utile. Di ritrovare un senso in quello che faccio.Poi mi chiamano per un lavoro, sistemo la bassetta e passo tutto il pomeriggio ad aspettare una mail che non arriva. odio tutti

19 agosto 2006

Non credo che mi fosse mai successo di essere così felice per qualcun altro.

M. è un po’ di più di una semplice amica per me, le voglio un gran bene, e devo dire che ultimamente ero piuttosto preoccupata.
La mamma di M. muore in un incidente automobilistico diversi anni fa. Il padre divorato dai sensi di colpa si suicida qualche anno dopo. M. ha solo un fratello, per fortuna persona solare e allegra, ma ora più che voglia ha bisogno di costruirsi una famiglia sua.
Ma questa gravidanza tanto attesa si fa aspettare.
Insieme al marito comincia un calvario che dura anni (per fortuna prima della famigerata legge, altrimenti il tempo per rendersi conto che era tutto inutile sarebbe stato doppio). Inseminazioni, impianti, visite, piccole operazioni. Era diventata una storia ossessiva. In più tutti gli ormoni di cui si bombardava non è che la rendessero proprio equilibrata. Tanto che quando la bassetta si faceva aspettare (è che se l’è presa comoda, tre anni e mezzo ci ha messo a decidersi, la signorina) io al dottore l’ho dissi bello chiaro, -a quelle cose io non mi ci sottopongo, io in quello stato non mi ci riduco-.
Nel frattempo cominciano le pratiche per l’adozione. Scelgono un’agenzia che dava garanzie di serietà.
Sapendo che la faccenda è una cosa lunga, decidono per l’adozione di due fratelli, che gli assicurano più semplice. Vi risparmio la descrizione dell’idiota e lunghissima trafila burocratica. Vi risparmio l’angosciosa attesa. Doveva essere un’anno e mezzo. Dopo due anni e mezzo viene fuori che in realtà se si fossero accontentati di un bimbo solo sarebbe stato tutto più semplice.
Decidono per un bimbo solo. Ma il Nepal (paese scelto per la rapidità con cui normalmente si svolgono le pratiche) decide di cambiare la legge e quindi tutte le adozioni internazionali si bloccano. Passa altro tempo. La legge si sblocca. Dopo qualche mese finalmente viene individuato il bambino giusto (siamo arrivati ad un’attesa di un po’ più di tre anni), l’agenzia manda la foto, nome, data di nascita cartella clinica. M. non sta più nella pelle. Grande festa tra amici e parenti. -Certo, è parecchio sottopeso- dice il dottore che era stato interpellato in quanto tale. Ma la cosa passa inosservata tra la gioia generale.
M. e suo marito comprano i biglietti aerei.
Colpo di stato in Nepal, frontiere chiuse.
Passano settimane, ogni volta che accendevo il mac la prima cosa era il sito della BBC ver vedere se la situazione si sbloccava. M. era tesissima. Finalmente le frontiere si aprono e le comunicazioni riprendono.
La prima comunicazione è che ad una visita più accurata, proprio in vista dell’adozione a questo bimbo viene diagnosticata una brutta cosa al cervello. Un’anno e mezzo di vita al massimo. I signori dell’associazione gli dicono che -Certo loro non sono tenuti a prenderlo questo bambino, ma insomma, se volessero…-
E M. sarebbe pure partita, ma suo marito che le vuole davvero bene, glielo ha impedito.
A questo punto vengono messi davanti a un’alternativa: O rimanere ed aspettare che in Nepal si rendesse disponibile qualche bambino, ma col rischio di aspettare chissà quanto, o prendere due fratellini indiani ma aspettando un’ anno.
Decidono per la seconda ipotesi.
Ovviamente improvvisamente in Nepal diventa tutto semplicissimo dopo qualche mese.
M. cade in depressione. Non ci crede più, comincia ad ingrassare e a lasciarsi andare. Nel frattempo io resto incinta della bassetta e questo non ha facilitato i nostri rapporti. Non sapevo più come parlarle, come farla partecipe della mia vita.
Il tempo passa. L’anno passa e va. Nessuna notizia. Da parte nostra nemmeno più il coraggio di chiede notizie, diventa una di quelle cose di cui non si parla.
Bhe, ci hanno raggiunto in montagna raggianti, M. sembrava aver perso dieci chili e dieci anni. Sabato scorso sono partiti per Bombay, tramite fitto scambio di SMS sappiamo che i bimbi sono belli e svegli, perfettamente sani. Che non sono stati trovati per strada come gli avevano detto, ma orfani (questi significa che non hanno una storia di abusi e soprusi alle spalle), e anche –guarda un po’- propietari di una casa a Bombay.
Sono passati più di 5 anni dall’inizio della storia, Lunedì tornano a casa. in quattro.
E io sono davvero felice-felice per tutti loro.

17 agosto 2006

belli, no?

m&l